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"Maria Antonietta" di S. Coppola

di littlecorner.it (31/10/2006 - 23:39)

Su "La cucina italiana" di novembre interessante (e critico, oltre che ironico) articolo di N. Oineo sul film della Coppola. L'autore scrive di aver visto il film a Parigi, in place de la Bastille, e che c'era una lunga fila di ragazze, molte delle quali sono uscite prima della fine della proiezione per rintanarsi in una delle pasticcerie vicine. Quanto scommettiamo che erano fan oscariane?

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Gatto o cane? O maialino da compagnia?

di littlecorner.it (30/10/2006 - 14:30)

La Ikeda si lascia ritrarre col gatto. Ma Oscar e André cosa avrebbero preferito? Gatto, cane, maialino da compagnia, pennuti... °_°; Illuminatemi, ronzini ed equini a parte...

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Sottigliezze: erotico, intimo.

di littlecorner.it (27/10/2006 - 14:56)

Non che io abbia problemi – anzi, spesso me lo hanno rimproverato – a rappresentare scene più o meno calde.
Quando ho voluto, censure permettendo, l’ho fatto.

Se scelgo di rappresentare qualcosa, lo faccio con onestà, perché lo sento.

I disegni presentati nell’ultimo update erano particolari. Non si ispirano a momenti sexy, ma a momenti molto intimi.

Mi rendo conto che la barriera linguistica o quella pregiudiziale (mi riferisco alla non conoscenza del testo) possano indurre in equivoco, ma il testo, sia nella sua complessità, sia nelle parti richiamate sotto le immagini, chiarisce molto bene il senso di quei disegni. E, anche senza testo, le immagini non evocano se non intimità e raccoglimento tra due che si amano.
Penso sia molto umano.

Quando presentai, ad inizio agosto, gli schizzi alle proof-reader, mi fece piacere il loro entusiasmo, mi divertii a raccogliere i commenti, le osservazioni, cercai di spiegare. Ognuna di loro percepiva un aspetto più vicino al proprio sentire. Fu molto bello. Mi resi, però, anche conto che le loro reazioni erano molto importanti per fornirmi un’idea dell’impatto esterno delle immagini su qualcuno che non le aveva disegnate e non aveva l’opinione dell’autore a spiegare. E quindi scelsi dei director’s cut in modo da presentare l’essenza della scena e non disperdere l’attenzione (o suscitare commenti o pruderie che avrebbero solo distratto da quello che mi interessava passasse).

Tra l'altro, non c'è bisogno di urlarlo, il feeling tra due che si amano. Credo che quei disegni bastino così come sono a dare l'idea della tensione emotiva tra quei due. Rappresentano momenti molto intimi.

Ripeto, niente contro l’erotismo, la fisicità. Per me è molto importante rendere in maniera forte, credibile, umana i personaggi.
Ho qualcosa, invece, contro la volgarità. A volte non basta rappresentare un corpo infilzato sopra un altro per evocare la sensualità.
La sensualità nasce, nella rappresentazione grafica, da altre cose. Bisogna far vivere le immagini. Bisogna saperle far vivere. Sono le espressioni. Sono i particolari di una posa. Non LA posa. Sono sguardi, gesti. Io credo che riuscire, quando si disegna, ad evocare sentimenti o sensazioni sia qualcosa che si ha o non si ha. E che non sia affatto scontato.
L'erotismo è una cosa che mi tocca, nelle immagini. A volte corre un sottile filo di erotismo anche dentro disegni che apparentemente non sembrano tali e però non sono splatter. In questo, mi piace molto Manara, che è, sì, molto esplicito, ma riesce ad evocare, nei disegni, un’eleganza intrinseca. Altri disegnano scene simili, ma con volgarità, come esibite.
E un conto è esibire, un conto è saper evocare.

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Rose e lillà, api e fiori – ovvero, le contorte vie delle dichiarazioni e le dirette traiettorie degli schiaffoni.

di littlecorner.it (25/10/2006 - 14:37)

Commentando Christine scrivevo, lo scorso aprile, che il povero Grandier non si era dato al corteggiamento, ma aveva sviluppato il proprio sentimento, come con Oscar, dalla vicinanza e dall’amicizia. Scrivevo che, in fondo, uno che ti slaccia il fiocco ti sta, in qualche modo, corteggiando.

Più o meno come uno che ti fa “Ti amo: tu sei una rosa e non un lillà” – la più contorta e infelice citazione del bardo di Stratford (appro, una teoria lo vuole figlio di Elisabetta – altro link con la Ikeda…) che mi sia mai capitata: ma evidentemente era destino che il sommo Massimo Rossi, dopo Terence, vi avesse ancora a che fare… - Dicevamo le rose e i lillà: un po’ contorta, no? E lei, porella, che pensa, No, io non sono una rosa, sono un essere umano, ho due gambe, due braccia… ma che ha in testa, questo qui, fiotti di alcool? No, Oscar… non lo immagini, ma ha in mente le api e i fiori – ardita metafora, anche qui, solo, un po’ meno poetica – alcool permettendo. Ma, giustamente, Oscar, digiuna in materia, non può immaginarlo. E, dunque, che fa? Da brava soldatessa efficace, gli dà, non solo metaforicamente, quattro schiaffi. Anzi, uno. Ben assestato. E giusto giusto sull’occhio ferito da poco. Deve avergli fatto un male cane, povero cocco. (Detto tra noi: ma come si fa ad essere così crudeli? Ma non ti fa tenerezza, povera stella? Secondo me lei temeva di dovergli troppo, in termini emotivi, e quindi ha fatto in modo, anche con quel gesto, di allontanarlo. Anche per non essere rifiutata poi, da lui, magari stufo delle sue continue paturnie).
E deve avergli davvero snebbiato il cervello fumante, quello schiaffone, efficacemente rammentandogli che non di piante e insetti si trattava, ma di mero sesso. Magari anche amore. Così il piano di Oscar ha funzionato: il poveretto è rinsavito ed è passato a vie di fatto. STRAAAAP! Un poco maldestro, dobbiamo ammetterlo… ma se solo si fossero applicati uno zinzino, scommetto avrebbero trovato la cosa alquanto divertente.

In fondo, il sesso, dico sempre, è come guidare: basta imparare, un po' per volta...

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Suggestioni, Oscar e Cocciante

di littlecorner.it (22/10/2006 - 16:06)

C'è stato qualche scambio, a proposito di Cocciante, tempo fa, con le ragazze. E la sequenza di frasi di "La nostra lingua italiana", canzone che io uso per fare sbarra a terra, "una rosa rossa color del sangue, spina di una rosa, ti punge e sei il suo amante (...)  e una donna snella che vince nell'amore e guida un'auto rossa, prestigio della strada", chiaramente ha mosso parecchio la fantasia.
Posto che Cocciante a me fa uno strano effetto liberatorio, che associo "Primavera" ad Alain (evidentemente nella versione ultimo episiodio-Dezaki jidai: non credo che quello ikediano si assocerebbe al personaggio mentale e ai voli che evoca quell'ultimo episodio), che considero "Il treno" (versione italiana, più cruda) una delle più belle canzoni mai scritte, è chiaro che quella frase mi fa pensare ad Oscar.
Ma Oscar come? Ognuna di noi ha una propria visione, magari per qualcuna Oscar non guiderebbe un'auto e sarebbe un'ambientalista, che so... a me faceva venire in mente una Opel Tigra, auto grintosa, nicchia di mercato, ma mi tornava anche in mente quella bella danzatrice francese, Sylvie Guillem, che guidava per le strade di Parigi la sua iper-intellettuale 500 (vecchia) nera... suggestioni di quando Tele + classica era ancora in chiaro...
Immagino però che le ragazze pensino ad altre auto, altre suggestioni...

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